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Relè a STATO SOLIDO: cosa sono?

Pubblicato il 24.02.2026
  • SSR (solid state relay):

Nell'automazione industriale, esistono tante tipologie di relè, tra i quali vengono menzionati i relè così definiti a " STATO SOLIDO", o più comunemente chiamati "SSR" (SOLID STATE RELAY). Come mai questa tipologia di relè è così ambita e utilizzata? per scoprirlo dobbiamo partire dagli albori storici della nascità del "Relè elettromeccanico comune", e capire nella sua funzione primaria ed essenziale, il suo funzionamento.

UN PO' DI STORIA

Il comune Relè elettromeccanico come lo si conosce ora, fu inventato agli inizzi del XIX secolo quando, nel 1825, un certo inventore e scienziato statunitense di nome Joseph Henry, migliorò e perfezionò il funzionamento dell'elettromagnete di Sturgeon .

Henry infatti sfrutta il principio scoperto dal collega Sturgeon, ossia il fatto che facendo circolare una certa corrente elettrica attraverso un filo conduttore, esso genera un campo magnetico; se poi questo filo viene avvolto a spirale attorno ad una barra di ferro, il campo magnetico aumenta ancora di più, facendo assumere alla barra stessa una forza di "attrazione" verso un qualsiasi altro oggetto ferroso. E' il principio della calamita elettromagnetica.

Cosa fa Henry in più del collega Sturgeon?

Il miglioramento da parte di Henry a questo dispositivo inventato dal collega Sturgeon, non è altro che applicare un filo conduttore ricoperto di uno strato isolante, in modo da poter affiancare (facendole anche toccare senza creare cortocircuiti), più spire possibili avvolte attorno al nucleo ferroso, facendo così aumentare esponenzialmente l'intensità del campo magnetico sviluppato e la conseguente forza di "attrazione" generata dal nucleo ferroso interno alle spire.

  • Invenzione del RELE' ELETTROMECCANICO

A questo punto Henry osservando il comportamento del magnete, ossia avere la proprietà di sviluppare/generare una forza di "attrazione" verso un altro oggetto costituito di materiale metallico conduttore, capì che si poteva sfruttare questa forza facendo tramite essa, azionare un ulteriore dispositivo di tipo meccanico, che potesse attivare a sua volta un comune circuito elettrico. Per fare ciò serviva una forza d'attrazione in grado di "muovere" queste 2 parti di sistema, (leva + contatto) ma non fu un problema per Henry, che aveva scoperto come aumentare (in sicurezza) il livello di forza d'attrazione sviluppata dal magnete.

Intuito il principio trasformò l'idea in realtà. Accostò al magnete (bobina) alimentato da un suo circuito indipendente, una sorta di "leva meccanica" metallica (armatura) che avrebbe risposto alla forza di attrazione generata dal magnete stesso nel momento in cui esso fosse alimentato da corrente elettrica. A questa "armatura" collegò meccanicamente un sistema di "contatto" elettrico il quale veniva "chiuso" se l'armatura a esso collegato, eccitata dalla bobina in attrazione, spostava letteralmente il contatto dal polo chiuso al polo "aperto", e di conseguenza "riaperto" una volta che la bobina non essendo più alimentata, perdeva la sua forza d'attrazione generata verso l'armatura che faceva tornare il contatto elettrico alla sua posizione iniziale di riposo. Come si nota, iniziano ad apparire termini a noi conosciuti, come "BOBINA", "ARMATURA"e "CONTATTO ELETTRICO", ossia i nomi che rappresentano le tre componenti fondamentali del RELE' comune.

Il relè elettromeccanico era inventato.

  • I "contro" dei classici relè elettromeccanici

Abbiamo visto il principio di funzionamento del relè classico elettromeccanico, scoperto circa 200 anni orsono dallo scienziato statunitense Joseph Henry:

- un componente (BOBINA) alimentato da una certa corrente elettrica proveniente da un primo circuito, fa chiudere o aprire tramite una leva meccanica (ARMATURA) un CONTATTO ELETTRICO il quale, a sua volta, viene attraversato/alimentato da un secondo circuito elettrico, in grado così di comandare elettricamente un dispositivo ad esso collegato.

Da questo contesto si desume facilmente che il meccanismo, seppur di semplice funzionamento, comporta un'usura di tipo meccanica notevole, in quanto la parte mobile rappresentata dall'armatura in movimento, può rompersi di rado se il relè è poco usato ma allo stesso tempo può rompersi spesso se movimentata di frequente. Un altro punto debole del classico relè è rappresentato dalla solidità della bobina al passaggio della corrente di comando; se quest'ultima è mal tarata o il relè viene usato frequentemente facendo così di fatto circolare molto spesso la corrente all'interno della bobina stessa, quest'ultima può surriscaldarsi e cortocircuitare, interrompendo di fatto il funzionamento dell'intero relè.

 

  • Relè a STATO SOLIDO (SSR); funzionamento e principale differenza con i classici relè elettromeccanici:

Siamo negli anni 60 / 70 dello scorso secolo quando la produzione industriale inizia ad aumentare esponenzialmente, richiedendo sempre maggiore avanguardia a livello di macchinari e tecnologie applicate. Fu grazie alla nascita del "Transistors" (1947) e dei "Tiristori", che fu possibile scoprire la commutazione elettrica in assenza di parti meccaniche mobili. Nel caso del relè a "stato solido" infatti, tramite un "Fotoaccoppiatore", si trasmette e si fornisce una corrente elettrica al contatto d'uscita, SENZA però l'ausilio di una parte "mobile" che apra o chiuda il contatto d'uscita stesso. Così facendo si è eliminato qualsiasi problematica inerente all'usura meccanica, in quanto parti in movimento non ne esistono. Quest'ultima particolarità rappresenta la principale differenza tra un relè elettromeccanico e un relè SSR.

  • Funzionamento:

Il relè a "stato solido" è composto essenzialmente da 3 principali parti:

- circuito di ingresso 

- circuito di azionamento

- circuito di uscita

Nel circuito di ingresso viene applicata la tensione di controllo al dispositivo, ossia la tensione che da il comando di azionamento al dispositivo stesso; solitamente è fornita in un range di valore che parte dai 3 Volt per arrivare ai 32 Volt (DC o AC).

Il circuito di azionamento è quella parte di circuito che attiva il "fotoaccoppiatore", che a sua volta attiva il "transistor" del circuito d'uscita.

Il circuito d'uscita del relè, costituito da un transistor, è la parte che attiva o disattiva i cosidetti "alimentatori di carico". Dopo aver ricevuto il segnale dal circuito di azionamento, il transistors si accende permettendo così di far circolare la corrente elettrica sul carico ad esso collegato tramite i contatti d'uscita del relè.

Scendendo più nello specifico, si può affermare che un relè SSR è composto da 3 microcircuiti interni definiti come: 

  • di "isolamento"
  • di "funzione"
  • di "trigger"

Il primo circuito, chiamato di "isolamento", isola elettricamente i due lati del relè, ossia il lato comando (di controllo), da il lato di carico. Questa funzione garantisce l'isolamento elettrico tra le due parti. L'isolamento di tipo galvanico del relè, è ottenuto tramite l'ausilio di un led o un diodo ad infrarossi per attivare il transistor sul lato carico (trigger).

E' da evidenziare che i relè SSR se di tipo "AC", possono essere monofase e trifase, adattandosi così a tutti i tipi di carico.

 

  • DISSIPATORI: a cosa servono

Una parentesi è doveroso aprirla su particolari accessori inerenti ai relè SSR a STATO SOLIDO. Stiamo parlando dei DISSIPATORI di calore.

Un relè SSR infatti mostra numerosi vantaggi come abbiamo visto rispetto un classico relè elettromeccanico, quali: assenza di usura meccanica, alta portata di corrente con ridotte dimensioni, silenziosità nel funzionamento, assenza di archi elettrici tra i componenti interni.

D'altrocanto però, qualche incoveniente è presente come il surriscaldamento del componente interno semiconduttore (TRIAC) il quale, soprattutto in presenza di carichi ad alto assorbimento di corrente elettrica, tende a surriscaldarsi notevolmente. Se questo calore non viene correttamente "dissipato", può causare il surriscaldamento del relè stesso, causandone la rottura e / o addirittura la fusione dello stesso.

  • Come fare quindi per ridurre se non evitare questa problematica?

Semplicemente applicando al relè un apposito DISSIPATORE di calore, il quale, essendo costituito da materiale metallico, mostra la particolarità di dissipare il calore dello stesso relè. Spesse volte quest'ultimo componente non viene considerato nell'applicazione di un relè SSR, ma è buona norma tenerne conto in quanto aumenta notevolmente la vita dello stesso relè.

  • Vantaggi dei relè SSR:

i principali vantaggi di un relè SSR rispetto un classico elettromenccanico, sono i seguenti:

- silenziosità di funzionamento

- vita di funzionamento elevata

- portate elettriche notevoli con piccole dimensioni

- commutazioni ad altissime frequenze; 1 / 5 millisecondi, rispetto ai 15 millisecondi i un classico relè   elettromeccanico

  • Quando usare i relè SSR:

I relè a " STATO SOLIDO" vengono utilizzati principalmente con carichi RESISTIVI , dove è previsto un alta frequenza di commutazione ed elevate correnti di spunto.

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